Notizie dal fronte
Giugno 5, 2008
Il ritorno al lavoro dopo un fine settimana lungo è stato come un mignolo del piede contro la zampa della poltrona. Un dolore immediato che si ripercuote come una scossa elettrica per tutto il corpo. Ogni volta, ogni santissima volta pensi di essertelo rotto. E invece no, niente di rotto, niente di irrimediabile solo un dolore della miseria e una stronza di poltrona contro cui inveire. Il mio lavoro mi piace, sia chiaro. E’ solo che stiamo passando un periodo di crisi e qui dentro si soffoca. Un buon humus per sentirsi male. La neritudine è calata all’istante, una depressione di quelle con i fiocchi. Lavoro niente, solo pensieri pesanti che si affollano. Com’è la depressione? Che forma ha? Che aspetto prende? Io me la immagino come un vuoto pneumatico in cui non trovo appigli. Dovunque mi giri non c’è salvezza o sollievo. Neanche il mondo intorno nella sua prosaicità mi aiuta. Guardo le nuvole, gli alberi, la gente che passa dicendomi che tutto prosegue, che i miei passi sull’asfalto sono l’unica cosa che conta. Tengo duro, stringo i denti. Mi sento come un fottuto salmone che risale controcorrente. Oppure un marines che striscia con i gomiti nel fango. E poi vengono i pensieri autolesionisti. Voglio farmi del male. Se ci riuscissi mi graffierei ma in mancanza di questo mi butto sul cibo e attutisco per 10 minuti la bestia. Divano, televisione e cibo spazzatura leniscono il dolore. E’ la mia cuccia calda, quella che mi porterà a morire soffocata se non trovo il modo di cambiare. Sono ancora in trincea e la guerra non accenna a spegnersi.
Entry Filed under: alienazione, depressione. Tag: cibo, dolore, prosaicità, vuoto.
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